World time: il mondo al polso

Tre campioni di alta orologeria per i viaggiatori più esigenti

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di Enrico MASSERINI e Davide MAPELLI

Aeroporto di Milano Malpensa, ore 14: “Ciao Pa’, l’aereo parte alle sedici, appena arrivo al JFK ti chiamo, ma non penso che ti chiamerò quando atterro al LAX! Anche perché non so proprio a che ora arrivo…”. Punto primo: invidiosi? Sì, noi lo siamo, perché dopo lo scalo a New York questo ragazzo andrà a Los Angeles e noi siamo qua avvolti nella nebbia invernale che quest’anno proprio non intende finire mai. Punto secondo: ma quando atterra questo fortunato a New York? E a Los Angeles? Diciamo che il primo volo dura circa 8 ore, il secondo intorno alle 6. Se il nostro amico (sicuramente in viaggio premio per aver finito gli esami universitari in anticipo…) parte alle 16 da Malpensa, arriva a New York alle 18 ora locale (le 24 ora italiana), se riparte alle 20 arriva a Los Angeles alle 23 ora locale (ore 2 di New York, ore 8 di Milano).

Tutto questo per via dei fusi orari che dividono il nostro pianeta in 24 zone orarie (+12 e -12) partendo dal meridiano 0 di Greenwich (ora di Londra). Ok, tutti noi sappiamo come funzionano, ma il vero problema è ricordarsi esattamente che ore sono nelle varie zone. È facile, appena atterrati, sincronizzare l’ora del nostro orologio: addirittura il nostro smartphone legge immediatamente l’ora dalla rete locale e si aggiorna in automatico. Ma poi il nostro studente modello deve chiamare a casa ed ecco l’inghippo: che ore sono in Italia?

Per nostra fortuna, alcuni grandi nomi dell’orologeria ci vengono in soccorso con degli strumenti in grado di fornire contemporaneamente le ore delle 24 zone del globo in un solo colpo d’occhio, risparmiandoci le parole “forti” all’altro capo del telefono di chi è stato tirato giù dal letto da un’odiosa suoneria nel mezzo del beato sonno.

Girard Perregaux WW.TC Chronograph, Jaeger LeCoultre Master Compressor Extreme World Chronograph, Zenith Class Traveller Multicity Alarm: questi sono i nomi dei nostri campioni e, vien da pensare, con nomi del genere, sicuramente ne vedremo delle belle.

Tre pezzi di manifattura estremamente raffinati di sapore classico, accomunati dalla caratteristica di fornire le funzioni ore del mondo, cronografo e data; in più Zenith, autentico fuoriclasse, aggiunge anche lo svegliarino meccanico su 12 ore, incarnando alla perfezione l’orologio per grandi “globetrotter” o “frequent flyer” come si dice oggi.

Tutti e tre hanno la funzione chiave, le ore del mondo, declinata sullo stesso principio: un disco esterno sul rehaut riporta i nomi delle 24 città di riferimento. Il disco è registrabile attraverso una corona posta a ore 10 in Jaeger LeCoultre e Zenith, a ore 9 nel Girard Perregaux. Subito all’interno un altro disco orario riportante le 24 ore del giorno (con divisione giorno/notte nella classica fascia chiara 6/18 e scura 18/6 per Girard Perregaux e Jaeger LeCoultre, più particolare per Zenith dove è sfasata di sei ore) che ruota in senso antiorario trascinato dal movimento, compiendo un giro completo in ventiquattro ore. Regolata l’ora indicata dalle lancette centrali sul fuso locale, si va a posizionare il disco delle città sull’ora di riferimento locale corrispondente (questa volta sul disco delle 24 ore) e automaticamente, in modo continuo, si hanno indicati tutti i fusi del mondo, consentendoci con un solo colpo d’occhio di sapere se possiamo disturbare o meno qualcuno che sta dall’altra parte del pianeta.

A nostro avviso, questa è forse la funzione aggiuntiva più utile di un orologio nell’era di internet e della globalizzazione.

La seconda funzione cardine (oltre al sottovalutato datario che tutti e tre offrono – Zenith in versione gran data molto ben visibile -, ma provate a compilare un bollettino postale e vi accorgerete di quanto sia utile il datario…) è il cronografo. Diciamo chiave, sia per l’italica passione per i “pulsantini aggiuntivi” e i quadrantini, ma anche perché ormai tutto ruota intorno alla misurazione del tempo e il crono ci aiuta non poco semplificando un conteggio a volte complesso. Jaeger LeCoultre e Girard Perregaux offrono la misurazione dei tempi fino alle classiche dodici ore, Zenith solo fino ai trenta minuti ma proprio non c’era più spazio sul quadrante vista l’incredibile quantità di informazioni riportate.

È doveroso notare le ulteriori funzioni di Zenith, in particolare la sveglia meccanica su 12 ore, autentica chicca che fa di questo segnatempo  il compagno ideale per un viaggio intercontinentale. Sul quadrante è presente un indicatore che avvisa se l’allarme è inserito, circa all’8. Non contenti, alla Zenith hanno pensato di inserire sul quadrante a ore 7, l’indicatore della riserva di carica della suoneria, consegnando così a noi appassionati un vero e proprio pluricomplicato.

I tre segnatempo (termine riduttivo in questo caso..) montano calibri di manifattura sviluppati appositamente per questi orologi, estremamente complicati ed eccezionalmente ben rifiniti. Per dare un’idea di che cosa intendiamo, basti pensare che il movimento del più complesso dei tre, lo Zenith, è composto da ben 439 elementi (sì, avete letto bene!). Le casse in cui sono alloggiati hanno una linea molto classica ed essenziale, che ben si addice allo spirito dei modelli e sono decisamente ampie: si va dai 43mm di Girard Perregaux per arrivare ai 46mm (!) di Jaeger LeCoultre e Zenith. Una menzione particolare va alla cassa dello Jaeger LeCoultre che propone una costruzione atipica: la parte inferiore con le anse abbraccia la parte superiore tonda e le due sono accoppiate mediante 4 prigionieri passanti; è inoltre dotata di un ingegnoso sistema per l’assorbimento degli urti, senza contare l’esclusivo metodo di serraggio dei pulsanti crono e della corona con chiavi di compressione che sostituiscono il classico sistema a vite dei crono subacquei.

Alla voce materiali troviamo l’acciaio per tutti e tre (Jaeger LeCoultre lo mixa anche con il titanio), l’oro e, solo per Girard Perregaux, ceramica black e titanio DLC.

E’ l’ora della scelta: il Girard Perregaux è il modello più classico per via della taglia, sì grande ma non esagerata, vanta uno stile senza tempo ed è declinato in tantissime versioni; inoltre è stato il primo crono world time della storia recente (ha esordito nel 2000, rilanciando questa tipologia di segnatempo vista negli Anni Quaranta del Novecento con il 1415-1, pezzo unico di Patek Philippe, ripreso poi nei principi base a fine Anni Ottanta da Svend Andersen con lo splendido World Time Chronograph). Non portatelo però con voi al mare, visto i cinturini tanto belli quanto delicati, anche se l’impermeabilità è garantita a 5 bar (ad eccezione dei modelli con cassa in ceramica e titanio DLC, 10 bar). Lo Jaeger LeCoultre vira più sullo sportivo, con una cassa all’avanguardia per tecnologia e materiali: impermeabile a 10 bar, garantisce un uso a tutto campo. Attenzione però alle dimensioni molto importanti. Lo Zenith ha un design super classico, con tanto di apertura sul quadrante per mostrare il bilanciere che pulsa alla frequenza di 36.000 alternanze/ora, materiali elitari, forse un po’ più delicato (o meglio sarebbe dire meno “battagliero” d’aspetto), anche se vanta 5 bar di impermeabilità e una dimensione da “tasca”. D’altro canto dispone di funzioni che faranno sicuramente impazzire tutti i manager con la “valigia sempre pronta”.

Allineati pure nel prezzo (in ogni caso elevato, anche se commisurato all’esclusività delle realizzazioni), la scelta, se proprio costretti, la faremmo sul Girard Perregaux che forse è il meglio bilanciato in tutte le sue parti; ma conoscendoci, il giorno dopo andremmo a provare lo Jaeger LeCoultre per le vacanze ai tropici e poi… Come faremmo a resistere al richiamo delle cinque complicazioni di Zenith (ore del mondo, crono, sveglia, gran data, riserva di carica)? A buon intenditor…

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