Richard Gere Brunello e contento

Etichetta di lusso e private label con la Tenuta San Filippo di Montalcino

Richard Gere lancia il suo vino di lusso
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Sapete che cosa vi offrirebbe quell’Ufficiale Gentiluomo di Richard Gere se aveste il lusso di essere invitati da lui, magari a bere un bicchiere di buon vino? Un rosso di Montalcino proveniente direttamente dalla sua tenuta.

Lo chiama “Bedford Post”, proprio come il suo lussuoso Relais Châteaux nello Stato di New York.

Ha un’etichetta in edizione limitata che nasconde origine italiane: si tratta di un’opera firmata Cecilia Zerauschek che riproduce il raffinato blasone dell’antica tenuta americana trasformata in “rifugio di lusso” dall’attore americano.

Ma il vino è assolutamente made in Italy! Non è uno scherzo!

La moda dei vini californiani non può nulla contro i rossi made in Italy, meno che meno se la bottiglia a confronto viene dalle colline toscane di Montalcino.

Se n’è accorto Sting, ormai adottato dal Belpaese dove conduce da anni un’impresa agroalimentare del tutto bio – con prodezze tantriche annesse -. E non ci ha messo meno tempo ad accorgersene nemmeno quel fascinoso gourmand di Gere il quale, proprio di recente, ha stretto quella che in gergo si chiama “liason enologica” con la piccola ma prestigiosa cantina Tenuta San Filippo di Montalcino.

Classe 1972 (la cantina); 22 ettari nella zona est rispetto a Montalcino; la Tenuta San Filippo vanta un comparto produttivo di tutto rispetto con 18mila bottiglie prodotte all’anno ed un cru unico al mondo, il Brunello di Montalcino “Le Lucére”, annata 2007, che non è passata inosservata sotto i nasi dei più importanti critici enologici internazionali,.

E dunque… “Gere si fa un goccetto”? Meglio: porta l’etichetta toscana ad Hollywood, ed in particolare farà assaggiare ai suoi amici un eccezionale Brunello di  “Le Lucére”, raffinato cru, annata 2007 (da 92/100 per il guru della critica enologica internazionale, mister “The Wine Advocate” Robert Parker).

Roberto Giannelli, guida e mentore della Tenuta San Filippo ha detto che la formula del “vino a marchio privato” (private label appunto), non gli dispiace affatto, anzi, potrebbe non essere l’ultima- “visto l’amore che unisce lo star system internazionale all’Italia del vino. Sono due brand di prestigio, quello del grande rosso toscano da un lato, “wine dream” per eccellenza degli amanti del buon bere di tutto il mondo, e quello del “Bedford Post” dall’altro, proprietà del 1800 trasfomata in Relais Châteaux dal celebre divo di “American Gigolò”, “Ufficiale e gentiluomo” e “Pretty Woman”, per citare solo alcuni dei suoi film cult, nella Westchester County, vicino a New York “. –

In fondo, si tratta di un’operazione che valorizza il marchio Brunello di Montalcino nel suo complesso e, più in generale, tutto il territorio di Montalcino.

“La scelta di Richard Gere è sicuramente una conferma di come in questo momento l’immagine e la diffusione del Brunello negli Usa siano molto elevati . E sarà proprio questa l’etichetta ad unire idealmente le terre magiche della Westchester County e le esclusive colline toscane all’insegna dell’eccellenza internazionale, come ha voluto lo stesso Richard Gere” – leggiamo dalle nostre fonti “addentro ai vitigni”.

Cheers a Mister Gere, dunque, che da quell’ Ufficiale Gentiluomo di ieri si è trasformato in un raffinato viticoltore amante dei piaceri made in Italy.

Paola PERFETTI

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