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Vent’anni sulle ali della storia per l’orologio da aviatore per eccellenza
di Enrico MASSERINI, Davide MAPELLI
Volare: una della grandi conquiste dell’umanità nel Novecento. La possibilità finalmente di raggiungere luoghi remoti del pianeta in brevissimo tempo, la fine di estenuanti viaggi sul mare. Ma il cielo può essere insidioso quanto il mare, se non di più. Solo una serie di strumenti di monitoraggio estremamente affidabili possono rendere sicuro il volo. Nel secolo scorso tra gli strumenti fondamentali del pilota si trovava sicuramente anche l’orologio che doveva essere in grado di garantire la stessa precisione e robustezza di tutto il corredo di bordo.
Sin dagli Anni Trenta alcuni produttori svizzeri hanno iniziato ad ingegnarsi su come realizzare i migliori segnatempo con cui dotare i pionieri del volo e tra loro merita sicuramente una menzione la Casa di Sciaffusa: IWC.
Grazie al know how che aveva già maturato in oltre mezzo secolo di storia, IWC realizza intorno al 1930 il primo vero orologio da aviatore: il Mark IX, dotato di quadrante nero con cifre arabe per gl’indici e lancette interamente trattate con materiale luminescente, il tutto per garantire una facilità di lettura inconsueta in condizioni di luce pessima. Oltre a soddisfare alla prima necessità fondamentale, il Mark IX disponeva anche di un movimento con componenti antimagnetici, requisito chiave per garantire la necessaria precisione in un ambiente (la cabina di pilotaggio) attraversato dai campi magnetici generati dalle bobine degli strumenti di bordo (stiamo parlando di ottant’anni fa!).
Negli anni a seguire arriva il Mark X (siamo nel 1940) in contemporanea con il Grande Orologio IWC da Aviatore, particolarmente apprezzato (ahinoi…) durante il periodo del Secondo Conflitto Mondiale, seguito dal Mark XI nel 1948, modello che resta in catalogo per quasi quarant’anni.
L’era moderna dei Pilot’s watches di IWC si apre a fine Anni Ottanta con la presentazione del Fliegerchronograph (dal tedesco: cronografo per aviatore), un cronografo con le stesse caratteristiche estetiche dei suoi antenati e un singolare movimento ibrido elettro meccanico di origine Frederic Piguet: base tempo al quarzo e modulo crono meccanico.
Ma è nel 1992 che IWC presenta il nuovo campione dell’era attuale: il cronografo rattrapante, meglio conosciuto da tutti con il suo appellativo in lingua tedesca di Doppelchronograph.
Vent’anni fa siamo in piena rinascita del comparto orologiero ed il mondo, in particolare l’Italia, ha fame di segnatempo meccanici. Il cronografo è il simbolo del nuovo corso e tutte le case lanciano nuovi prodotti per conquistare l’enorme mercato che si va creando. IWC presenta a Basilea il cronografo sdoppiante da aviatore che conquista subito il favore degli appassionati.
Il Doppelchronograph ha tutto per piacere: cassa tonda in acciaio satinato di grandi dimensioni (42mm di diametro) con anse allungate, quadrante nero protetto da un vetro zaffiro bombato con indici e lancette luminescenti, indicatori cronografici di ore e minuti, funzione sdoppiante dei secondi per la misurazione dei tempi intermedi, datario e giorno della settimana. Il movimento calibro 79230 parte da una base Valjoux completamente modificata con l’aggiunta del modulo proprietario del sistema rattrapante. I tre pulsanti cronografici sono tondi, del tipo a pompa e, assieme alla corona avvitata, garantiscono una tenuta all’acqua fino a sessanta metri di profondità. Il meccanismo è realizzato con componenti antimagnetici oltre ad essere protetto da una cassa interna in ferro dolce (vi ricordate il Rolex Milgauss di cui abbiamo parlato recentemente?) e l’orologio vanta un’elevata resistenza alla decompressione dell’aria. Queste ultime due caratteristiche assieme al quadrante descritto precedentemente lo identificano come idoneo al volo.
Il modello piace da subito diventando un vero e proprio instant classic: come spesso accade per gli orologi estremamente tecnici e specialistici il successo è decretato al di fuori del campo per cui sono stati pensati, forse perché noi gente comune amiamo immaginarci capaci di imprese epiche di cui subiamo il fascino…
IWC capisce che il filone storico dell’orologeria per aviazione ha un grande appeal ed attorno al Doppelchronograph costruisce una vera a propria collezione che negli anni porta alla realizzazione del crono “semplice” automatico, del nuovo Mark solo tempo, della versione UTC (Universal Time Coordinated – con doppio fuso orario) oltre ad una serie di edizioni speciali dei vari modelli con dediche particolari (una su tutte l’edizione Top Gun del rattrapante con cassa in ceramica nera).
Vent’anni sembrano volati ed il Doppelchronograph oggi mantiene intatto il fascino di allora. Ma anche i miti ogni tanto hanno bisogno di essere ravvivati, così al SIHH di quest’anno in occasione dell’anniversario IWC ha presentato la referenza 3778. Il nuovo modello riprende le forme e le proporzioni del pezzo originario, cresce la taglia fino a 46mm, il quadrante si arricchisce di alcuni particolari a contrasto rosso (come la lancetta dei secondi continui), le lancette di ore e minuti crono sono luminescenti, il datario ha una finestrella che mostra tre giorni (il precedente ed il successivo, con un indicatore a freccia rosso per l’attuale), gl’indici arabi sono di foggia leggermente differente ma mantengono sempre la freccia triangolare con i due pallini per l’indicazione delle ore dodici, vero trade mark del modello. Resta immutato il movimento mentre il cinturino nero in cocco diventa più filologico con il glorioso passato dei tempi eroici mediante l’impiego di due borchie in acciaio che servono per chiudere la pelle giusto sotto il perno di aggancio alle anse, un sistema molto in voga a metà del secolo scorso per gli orologi da aviatore.
Cosa pensiamo del Doppelchronograph? E’ un’icona, uno di quei pezzi che vale la pena possedere oppure anche solo ammirare, consigliamo di andare a vederlo per rigirarselo tra le mani: apprezzerete la qualità delle finiture e la corposità della struttura. La dolente nota è la solita comune a tutti i grandi capolavori di cui parliamo: il costo. Non è stratosferico ma di questi tempi un investimento che conta almeno cinque cifre prima dei decimali deve essere sempre ponderato…Oppure no? E se ci lasciassimo travolgere dalla passione senza pensarci? A volte agire d’impulso dà i brividi, come quando eseguite una virata stretta con un Junker 52 nel bel mezzo di una tempesta mentre gli strumenti attorno a voi sono impazziti e solo il vostro fliegeruhr mantiene la calma…